La cricca dei soliti noti ‘ragiona’ con il registratore di cassa, la massa si disinforma attraverso veline scientifiche governative e tv cialtrona.
Eppure, basterebbe leggere il libro inchiesta scritto dal giornalista Roberto Rossi per capire davvero come l’atomo tricolore possa compromettere soldi e salute degli italiani e soprattutto il futuro delle prossime generazioni.
di Hermes Pittelli ©
Una partita a scacchi, la più pericolosa: quella con la Morte.
Poi costretto al ritiro dal Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria che ne ha ravveduto la totale mancanza di trasparenza e correttezza.
Come tutto quello che riguarda gli argomenti davvero vitali di questo paese.
Uno spot stupido e, senza ombra di dubbio, macabro. L’energia nucleare non è un argomento da Bar Sport su cui si possa discutere come si trattasse della stracittadina: tu faresti giocare Pato o Robinho? Pazzini o Milito?
Arrigo Sacchi imputava al Paese la presenza di 60 milioni di commissari tecnici della Nazionale, soprattutto in occasione dei Mondiali di calcio. Per i volponi del forum nucleare gli italiani sono tuttologi, esperti soprattutto di fisica nucleare.
Macabro perché la prima associazione che viene in mente osservando la disfida scacchistica è quella ormai leggendaria tra il protagonista del Settimo Sigillo di Bergman e Madama Morte.
In Italia si legge poco e male e ci si informa peggio. Quanti cittadini sono davvero in grado di esprimere un parere avveduto e circostanziato sulla questione nucleare? Nemmeno certi scienziati, sedicenti oncologi che tifano per inceneritori e centrali atomiche; è sufficiente dare una rapida occhiata agli sponsor delle fondazioni di questi soloni per capire le forti, ottime motivazioni personali alla base di certe battaglie di ‘principio e di progresso’.
In Finlandia si sono fatti bidonare dall’azienda nucleare francese Areva. Il progetto prevede la realizzazione di una centrale di III generazione, una generazione avanti rispetto a quelle che fra 20 dovrebbero essere attive in Italia.
Ebbene, nemmeno gli efficienti, organizzati, a-ideologici finlandesi riescono a sbrogliare la matassa laocoontica e gordiana relativa all’edificazione di questa famigerata centrale. Errori di progettazione pacchiani nei sistemi di sicurezza e crepe nella struttura di contenimento del reattore, ritardi, bugie, aziende appaltatrici e subappaltatrici incapaci di portare a termine i lavori per cui vengono lautamente pagate.
Cosa accadrebbe in Italia con i vari amici dei quartierini e le tante P (3, 4, 5, via così fino a più infinito?)? La filiera del cemento e dell’edilizia è controllata quasi tutta dalle mafie che forniscono materiale di scarto (cemento depotenziato, ‘arricchito’ da sabbia marina): crollano come cartapesta scuole, ospedali, case degli studenti, viadotti.
Quanto sarebbe sicura anche solo da un punto di vista architettonico una centrale edificata sul suolo patrio?
Il dilemma delle scorie, poi, è più astruso di un responso di tutte le sibille dell’antichità.
Non ne sono venuti a capo negli Stati Uniti che tra l’altro hanno rifiutato un cargo di scorie radioattive tricolori che non riusciamo a rifilare proprio a nessuno. Secondo la senatrice Vicari, esponente siculo del pdl e già tetragona paladina delle trivelle petrolifere, la soluzione è semplice: basta interrarle a 500 metri di profondità e la vita ci sorride come non mai.
Peccato che l’Italia sia già inquinata dalle scorie delle vecchie centrali poi chiuse in seguito al referendum del 1987. Scorie ‘sigillate’ in 23 siti e di cui nessuno ha troppa voglia di parlare. Come nessuno parla più delle navi dei veleni, quelle affondate dalle mafie nei nostri mari con carichi di rifiuti tossici.
Il ministro per l’Ambiente (a sua insaputa, cioè senza il consenso della Natura e senza la consapevolezza della diretta interessata) Prestigiacomo ha sentenziato che quelle navi non esistono. Se non si vedono, non esistono. Un po’ come le terre oltre le colonne d’Ercole prima che il folle visionario Cristoforo Colombo finisse per incagliarcisi credendo di aver raggiunto l’India.
Inoltre, la Sogin società per azioni con il Ministero delle Finanze unico socio e che i cittadini, ancora una volta inconsapevoli, continuano a foraggiare con le proprie bollette energetiche, in trent’anni non è riuscita né a mettere in sicurezza, né a smaltire queste letali scorie.
Del resto, gli italiani con le bollette dovrebbero garantire i fondi alla ricerca sulle fonti rinnovabili. Peccato che il legislatore azzeccagarbugli abbia introdotto la formula “rinnovabili e/o assimilabili”, garantendo quindi l’ennesimo pozzo senza fondo (è proprio il caso di dirlo) ai petrolieri inquinatori come Moratti, Garrone, Eni e compagnia brutta. E’ l’Italia, bellezza!
La carenza di energia in Italia è un’altra bufala nucleare. Ogni anno produciamo più gigawatt di quanti ne consumiamo, con buona pace di certi piazzisti che vaticinano a mesi alterni il rischio ‘Inverno da piccola fiammiferaia’ per tutti gli italiani (in queste previsioni sono compresi anche i ricchi, industriosi e produttivi padani?). Il nucleare non è a buon mercato e non ci garantirebbe nessuna indipendenza energetica dagli altri paesi. La tecnologia Epr da gadget trappoletta delle confezioni di patatine la acquistiamo dalla Francia e l’uranio non si trova certo in Italia. L'uranio, esattamente come gli idrocarburi, si sta esaurendo a livello mondiale, quindi importarlo comporterebbe un ulteriore salasso per i salvadanai dell’italiota medio. Agli italiani bisognerebbe poi raccontare che l’uranio va trattato prima di poter essere utilizzato come combustibile per le centrali. Operazione ancora una volta né sicura, né economica.
Il nucleare versione tricolore è l’ennesimo bidone, ai danni degli ignoranti cittadini e a favore delle tasche della consueta cricca di giro.
Per informarsi basterebbe solo spulciare su internet (ma l’Italia è un paese vecchio e certo non per internauti, ma per 'teleautistici'). Oppure leggere il libro inchiesta di Roberto Rossi, giornalista che da anni segue il piano governativo del rilancio nucleare italiano.
Un’inchiesta precisa, puntigliosa, a prova di bomba atomica.
Pagina dopo pagina, gli italiani capirebbero che ancora una volta stanno barattando i propri risparmi e la propria salute per ingrassare i soliti sospetti.
Proprio come l’industria degli idrocarburi, quella nucleare propone un patto col Diavolo:
un patto che ridurrà in cenere e scorie il futuro delle prossime (ultime?) generazioni terrestri.
Fonti: ‘Bidone nucleare’ di Roberto Rossi, Ed. Bur